Wislawa Szymborska, a mano libera z ';
16/02/2018

Wislawa Szymborska, a mano libera

483

Di Diego Cocco

Il giardino dei sei colpi

Regola e azione

Il cervello lancia l’impulso e la mano scatta. Carezze, omicidi, una coscia di pollo fritto, la lettera F della tastiera. A volte succede il contrario, braccia e gambe si muovono senza chiedere il consenso, e il risultato è comunque lo stesso: carezze, omicidi, una coscia di pollo fritto, la lettera F della tastiera. Sono le combinazioni superiori, i messaggi dettati dal genio o dalla follia mentre il treno avanza sbuffando, carico di elementi noti e poco noti, come coscienza, povertà di spirito, aspirazioni.

Wislawa Szymborska, poetessa e saggista polacca, Premio Nobel nel 1996, racchiude perfettamente l’assurda e rischiosa possibilità umana in sole sette righe. Il libero arbitrio è affidato all’individuo per cambiare il corso della storia, per ricamare preziosi merletti su di un abito da indossare a carnevale o per ritentare la curiosa impresa della bomba H. Azione stanca utile a far passare il tempo o il triste lascito a beneficio degli eredi incolpevoli.

 

LA MANO

Ventisette ossa,

trentacinque muscoli,

circa duemila cellule nervose

in ogni polpastrello delle nostre cinque dita.

È più che sufficiente

per scrivere Mein Kampf

o Winnie the Pooh.

 

(Dalla raccolta “Basta così”)

 

 

Siamo organi condannati e tendiamo a ripetere sempre le stesse azioni. Alzo la mano per salutare il mio miglior amico e alzo la mano per accogliere il mio aguzzino, sperando nella sua clemenza. Stesso gesto, finalità diverse.

 

Sì, mi ricordo quella parete

nella nostra città rasa al suolo.

Si ergeva fin quasi al sesto piano.

Al quarto c’era uno specchio,

uno specchio assurdo

perché intatto, saldamente fissato.

 

non rifletteva più nessuna faccia,

nessuna mano a ravviare chiome,

nessuna porta dirimpetto,

nulla cui possa darsi il nome

luogo”.

 

(Estratto da: “Lo specchio”)

 

 

 

Due attaccapanni vengono sistemati

da mani sapienti per sorreggere

il velo della storia. C’è un braccio,

no

è una manica

la manica vuota del buongiorno,

e il collo

no

è un buco da riempire con

una testa – etichetta.

I due attaccapanni vengono fatti scorrere,

un uomo si inginocchia e ammira

il risultato della forma,

la forma chiede aiuto,

racchiude popoli targhe etnie

e barattoli delle meraviglie.

Il velo cade a terra.

L’uomo si rialza, lo raccoglie,

lo sistema, questa volta

utilizza un solo attaccapanni,

quando gli uomini diventano due

la forma concede le spalle,

quando gli uomini diventano tre

cade di nuovo,

il velo resta sul pavimento

ad ascoltare nuove voci

nuovi consigli per il suo

problema:

l’umano serpente vuole

colmarlo e farlo muovere

come una marionetta viva.

Io diventerò ciò in cui

credi,

io posso assomigliare

alla tua fede accorta,

sono la regola che governa,

io sono la regola.

 

Lo specchio perfetto restituisce l’immagine del giorno nuovo. Sei veramente tu?

Ti bagni il viso, un po’ di schiuma e poi il rasoio. Passate sicure e delicate, la mano condotta dal sonno e dalla percezione tranquilla del tuo essere riflesso. Una guancia, il mento, più giù verso la gola.

Piccola fitta di dolore, forse hai premuto troppo a causa della fretta, ti sei affidato per abitudine allo scorrere inconscio della tua mente sulla realtà. La figura riflessa sorride, prende l’asciugamano e tampona la microscopica ferita. Coscienza ballerina e istinto controllato: la distanza tra voi due è quello che sei in realtà e quello che potresti diventare continuando a camminare sul filo. Il vostro diventa un cupo sguardo di sfida. Tua moglie irrompe nel bagno, saluta e ne bacia soltanto uno.

 





Sponsor

Articoli correlati

Lascia un commento

Pubblicità
Risultati ad oggi
19/10/2018
Tot. Articoli letti 139221
Utenti on line N/D
Fan su Facebook 1889
Utenti registrati: 140
Seguici su Facebook
Eventi in vetrina
non ci sono eventi
Pubblicità