Sogni di (in)successo e altre amenità z ';
19/01/2018

Sogni di (in)successo e altre amenità

351

Di Diego Cocco

Il giardino dei sei colpi

Il gaudio sbiadito di Cristian Ballerani

Il romanzo che sto scrivendo parla di una storia d’amore. Sarà ancora più azzardato de “Lo scrittore eterno muore ogni quarto d’ora” e molto probabilmente rimarrà a marcire dentro il cassetto della mia scrivania. Non importa. Ho scritto una storia d’amore come volevo io, una storia d’amore quanto più possibile reale, secondo il mio strambo metodo di analisi della questione. Amore come poesia. Può essere raccontato svelandone fino in fondo la sua natura? Io non conosco nemmeno il meccanismo del mio respiro. E lasciamo stare gli studi scientifici. L’anima si alimenta di sensazioni, sfumature, peccati. Anche e soprattutto di sogni.

 

Mi ritrovo dentro l’appartamento del grande

capo eterno (quinto piano)

a preparare la festa di fine secolo, il programma

prevede di dormire distesi sul pavimento

accanto alla propria famiglia,

le ore scivolano veloci senza aria

e la sera porta lo sconosciuto e delicato mercante.

Entra e dice di voler festeggiare insieme e si sdraia

mercante ottuso incompreso in un cappotto color carne

si sdraia e sfodera la prima tristezza;

io prendo il telefono coperto di adesivi

di conigli colorati e compongo il numero

della grande madre:

madre ascolta

hai voluto tu il mercante qui da noi? Ci avevi

lasciato la casa senza avvisare e adesso…

Sto parlando con timore mentre si forma

l’immagine di un cervello coperto di peli,

le sinapsi si attivano, scorre ancora energia

dentro quel vecchio cervello

scorre ancora energia per la risposta:

ho sentito il bisogno di accogliere.

Chiudo e mi distendo accanto ai miei

problemi. Creazione blaterata ma

indipendente dalle previsioni.

Sei libero di tornare quando rispondi

alla coerenza,

sei libero di tornare quando uccidi il fante

e infili il dito fra Re e Regina,

il temporale con voce nuova

porterà neve e un sorriso a denti

stretti, le parole si ripetono come

vagoni di un treno infinito,

quasi tutto carbone, un diamante

piccolo

in via di riduzione ogni tanto per

l’ossuta allegria. La festa c’è soltanto

perché sei abituato a chiamarla così.

 

 

Festa. C’è chi l’ha conosciuta prima di imbattersi nella sua antitesi. Cristian Ballerani scrive poesie senza voler essere uno scrittore. Poesia è anche opportunità, una chance per fare ordine e resistere alle tempeste della vita. Oggi lo ringrazio per aver deciso di condividere queste righe:

 

Non ho l’età

 

Di ritorno dal treno

La sabbia dal vetro cade all’indietro

Non ho l’età per arrendermi

Per lasciare spazi vuoti

Per cedere ai pianti

Non ho l’età

Per contemplare solo i tramonti

Per correr con te tra i vigneti

Perché la mia vita le dita schiocchi

Ma ho l’età

Per L’immensità dei tuoi occhi.

 

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Lievi le ore lievi le scogliere

Mai così nere mai così vere

Sorride persino il piombo delle nostre atmosfere

Succede alla fretta alla gretta e a lor signore

Il Talco la micocellulosa si fondon nelle vene

Cent'anni di mille muffite pene

Eravam solo anatroccoli…

Poco più che bambini

Coi nostri dondoli

I nostri giocattoli

Ora siamo come l'urlo del vento

Come un'urna cineraria di vento

Mentre la barba s'imbianca sul mento

E il gaudio è solo un ricordo sbiadito.

 

Cristian Ballerani

Nel momento in cui sto scrivendo questo pezzo mi mancano circa ventimila caratteri per terminare il romanzo. In pratica rimane da comporre il capitolo finale. Due innamorati felici e contenti pronti a generare la famiglia da biscotti o qualcosa di più triste?

Devo ancora decidere. L’amore non è una festa completa, l’amore è paradiso e malinconia. Mi guarderò intorno in attesa dei vostri suggerimenti.

 

 





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