Realtà famelica e delirante. Il senso segreto di Lawrence Ferlinghetti z ';
09/02/2018

Realtà famelica e delirante. Il senso segreto di Lawrence Ferlinghetti

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Il giardino dei sei colpi

Mi trovo davanti a scuola, i bambini stanno entrando in ordine sparso. C’è una strada da attraversare e i nonni – vigile non ci sono perché stanno consumando gli ultimi giorni dentro fabbriche geriatriche assistiti da giovani badanti dell’est. Le pensioni puzzano ormai di sogni bagnati e utopia.

Saluti e baci. Baci e saluti. “Ciao amore, fai il bravo, mi raccomando, ci vediamo oggi pomeriggio!”

I piccoli si mettono lo zaino e arrancano verso l’entrata: è il loro primo macigno per trattenerli nella dura realtà, niente voli indesiderati, né corporei né tantomeno di fantasia.

Il demone arriva puntuale. È imprigionato dentro una vecchia utilitaria che sbuffa fumo allo stato solido. Ci sono le automobili dei genitori, lo spazio per la sosta è quello che è, in fin dei conti si tratta di una situazione transitoria, qualche minuto e poi tutto tornerà alla normalità. Ma il demone preme la coda sull’acceleratore e disegna il serpente del terrore in mezzo alle madri e agli ignari figlioletti. Poi la sua lingua si riversa sul clacson. Io sono in piedi e assisto impotente alla scena, il male mi ha già superato. Ora apre la portiera e scatena la sua follia fra le donne incredule:

“Devoooo passaaaareeeeee!!! Devooo passaareeee!!”

Penso ai circoli di meditazione, a tutte le camicie di forza scartate per una taglia in più. Penso a Lawrence Ferlinghetti e alla sua poesia universale, un vecchietto che è riuscito a seppellire tutta la famelica combriccola beat, che scrive ancora a 99 anni, dentro la sua libreria in un angolo di San Francisco, che ha la pazienza e la bontà di seguire una fra le più importanti case editrici americane, che dal riflesso del suo minuscolo orecchino trasmette preziose perle di interiorità:

 

Che posto è mai questo

dove nessun canto di sirena

può giungere a noi

e qual è il senso segreto

di questa poesia sospesa a mezz'aria

Ogni giorno i telegiornali si fanno più irreali

folle oscure ancora scorrono sul Ponte di Londra

perfino mentre lo si trasferisce

pietra a pietra

in Arizona

E ogni giorno

un convoglio di corazzate dell'amore viene affondato

da pesci invisibili

E ci sono giorni

che vedo fin troppo chiaro

E ci sono giorni

che io sono ogni persona che incontro

Una Dea fredda in minigonna

mi ritira il biglietto

& mi sistema lo schienale

 

1° marzo 68

(Da Fin troppo chiaro)

 

Torno alla realtà famelica e delirante: il demone ha richiuso la portiera ed è tornato a sfogarsi sul clacson, sono trascorsi soltanto una decina di secondi. Tanto fumo e nemmeno una fiamma, sgommata nera e via, verso la nuova giornata mortale.

Io metto in moto provando ad accostare l’arte poetica al mio desiderio di saggiare i pugni.

 

Oggi inizio presto, un giorno senza data

in cui gli Dei obbligano i mortali

a mostrare le proprie cartelle cliniche

prima di decidere

se usare il fulmine o portarseli

a letto. C’è uno striscione srotolato

sulla terra madre che inneggia all’odio,

paesi vicini, folclore avariato,

tutto molto triste.

Telefoni a forma di orecchio

sono accesi

nei trapassi

dove una volta era semplice

trasmettere con la bocca,

ma devo essere più duro

duro sì

sono l’illusione della matita

che si piega fra pollice e indice,

matita bruciata nell’amore

che mi perseguita. Giorno senza

data, quel che trattengo in bocca

lo trasformo in inchiostro, dite

parlate

eccezioni

campionari:

questa è casa

la mia casa,

questa

è la composizione della rottura.

 

 

Il senso segreto delle cose. Purtroppo per quanti sforzi io faccia non riesco a coglierlo dappertutto, anche se mi impongo di crederci lo stesso. Nel frattempo ho scoperto che anche i demoni terreni si possono fregare appuntando sul foglio un semplice numero di targa.





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