Memorie nella pelle. Le Pagine di Rossana Gurrera z ';
02/03/2018

Memorie nella pelle. Le Pagine di Rossana Gurrera

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Di Diego Cocco

Il giardino dei sei colpi

Carta sbiadita e macchiata di sangue. Siamo in una trincea della Grande Guerra, il soldato sta scrivendo una lettera alla fidanzata: la calligrafia è incerta, scossa dal frastuono delle bombe e dal sibilo angoscioso dei proiettili. Traiettorie salvifiche e traiettorie letali, scelte e destini appesi alle punte del filo spinato.

Il contorno è confuso nel fumo, nelle urla dei feriti, nelle urla dei comandanti e nelle urla dei compagni. Anche il cuore dello scrittore sta urlando; sono insostenibili frasi d’amore che vengono deturpate mescolandosi in un assurdo contrasto. Al quadro insopportabile si aggiungono il fango, il freddo, l’odore di morte.

Il soldato senza nome sta definendo il paragrafo più importante della sua vita. Tra un secondo si alzerà in piedi e inizierà a correre verso il nemico pregando di riuscire a schivare le raffiche delle mitragliatrici. Pagine come testamento, pagine come dichiarazione di sentimenti, tipologie diverse di espressione autentica.

Rossana Gurrera, poetessa di Sassari, è stata premiata nel 2009 al concorso letterario “Luna Nuova” per questa poesia, nella quale ha descritto in maniera ineccepibile lo stato d’animo e l’irrequietezza dell’artista: un artista senza riferimenti, se non l’amaro ricordo scandito dal ritmo di una punteggiatura che è insieme riavvicinamento e sofferenza.

 

Pagine

Ti ho cercato in queste pagine sgualcite.

Tante volte le ho sfogliate

lette e rilette per sopperire alla tua mancanza.

Le ho scritte per dimenticarti.

Le ho modificate per crearti.

Così ad ogni punto e ad ogni virgola

ti forgio indistruttibile al tempo.

 

Brani, passi, carte, voci, facce, scritti.

Sono il richiamo del nostro desiderio, il peso della speranza liberata sul foglio. Il lettore trova nel testo la sfumatura che lo accomuna, il riflesso della sua esperienza culturale e di vita. In questo caso io leggo la lettera di risposta indirizzata a quel lontano soldato; è il mio personale spunto di sognatore.

 

E da sognatore immagino una pagina che non diffonda sensazioni e provo a disegnarne l’effetto.

 

Vuota la stanza del caffè,

vuoto il mio bicchiere ma con resti di schiuma

zuccherata

e bollicine come volti di tristi

innamorati accuditi dal freddo mantello

della quotidianità.

Nessuno potrà mai.

Vuota la produzione originale

vuote le trombe del Messico

vuoto il nome proprio

vuota la pancia delle nazioni

di primo mondo,

singola vita ciclica da stagione

uno

a stagione nove

vuota alopecia da viandante

con occhiali strisciati di morte e abbandono,

vuota musica di benvenuto

vuoto ammiccare fra amici

che tendono a proporsi in ciclo

perenne

culo contro culo,

vuota la donna dal taglio corto

di cui (dammi un altro nome)

si sta innamorando,

e piccola piccola

ma con altissimi stivali neri,

vuota la stanza dei riti

vuoto il marciapiede sovrascritto

da quei passi

in un tratto di città verde

verde strega mille tentacoli

Dharma Dharma la mia infanzia

non urla ma sussurra

da simbolo,

vuota musicalità

decisione

simbologia. Vuoto sostegno.

Ciclo breve. Deglutisco.

 

Non posso crederci. Nessuna pagina rimane muta, basta sapersi chinare alla giusta distanza per cogliere l’essenza della storia e riviverla in prima persona.

Un grazie sentito a Rossana, che ha presentato qui la sua intima visione.

 





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