La frase perfetta (o una tigre sulla schiena) ';
12/01/2018

La frase perfetta (o una tigre sulla schiena)

232

Di Diego Cocco

Il giardino dei sei colpi

Quello che la poesia non ha ancora rivelato

“Il giorno in cui un corvo giallo

si poserà sulla mia spalla

sarò obbligato

a camminare piano

verso la cucina,

accendere il fuoco

con qualche pezzo

di legno

feticcio

carne

ricordo

tutto quello

che non sono riuscito a controllare

e poi annusare l’aria

opprimente,

il fumo grigio

dell’equilibrio perduto.

Il corvo giallo

col becco nell’orecchio

mi costringerà

a girare un paio di volte

su me stesso

finché

cadrò in ginocchio

tossendo.

Però dovevi sapere

sentirò gracchiare nella testa.

Adesso che è tutto finito

verranno ad aiutarti.

È così che vanno sempre

le cose.

(da “Lame senza memoria”)

 

Un saluto frettoloso. Chitarra e batteria. Qualche ehi, io ci sono e ci sto provando. Aspetta solo un attimo.

La canzone Boom Boom di Big Head Todd and the Monsters inizia più o meno con questo ritmo. Poi di nuovo batteria. È come leggere una poesia per la prima volta.

Adesso tocca al cantante, il suo Boom Boom non contagia granché. Riascolti la canzone, rileggi la poesia, cominci a percepire il desiderio di arrivare più in fretta a quella voce. Boom Boom Boom Boom. Bang Bang Bang Bang. Il cantante si fa attendere, lo sa, è quello il cuore del rock. Boom Boom Boom Boom. Bang Bang Bang Bang.

Torniamo per un attimo alla poesia: l'autore scrive con l’ambizione di tramettere lo stesso effetto. Bang, il vino buono, la frase eterna. È questa, sì, oggi è così, niente sarà mai lontanamente paragonabile alle parole che ho davanti. L'indomani invece un'impressione diversa, la lama ha perso quel suo filo prodigioso.

Metti il brano per l'ennesima volta e ti accorgi che sta disperdendo la sua magia. La voce del Boom Boom ha un bel suono, strega ancora eppure il bersaglio si è scostato.

Nulla da togliere al capolavoro di Big Head Todd and the Monsters, ma per quel che riguarda la produzione poetica il sentimento perfetto non è ancora stato inchiodato: serve un nuovo tentativo, la canzone è da riscrivere. Il lavoro dello scrittore non è stato vano, eppure manca qualcosa, il segreto profondo e forse irraggiungibile della vera arte.

 

Sono guai

quando perdi il ritmo bastardo della comprensione

quando non c’è suono tranne il tuo battito

sono guai sul finire di una storia

operazioni meditate di tortura

da rifare

rifare

e rifare,

da una parte e dall’altra

sono guai quando si riaffaccia il desiderio

di ricominciare,

Dio si compiace

Dio starnutisce e loda il nostro bisogno,

calendario onirico da cui strappare

fogli

brutto lavoro

fogli con frasi che hanno stile

sì, no,

sarai tu a guardare dentro al posto mio

e a leggere la verità,

lavoro dei popoli prima ok

adesso così malato

da non poter conciliare,

non è compito mio

ho le mani che tremano

su tutte queste informazioni shock,

questo tuo primo vagito

regalato alla rivolta

è azzardo per conservazione,

e non rispondere

non rispondere

tu che sai come chiuderla

non rispondere.

 

Il Boom Boom mancato fa del poeta un ricercatore instancabile. Charles Bukowski la chiamava tigre sulla schiena.

Chissà se un giorno qualcuno riuscirà a farla scendere mostrandole i denti.

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