Burroughs fuori controllo z ';
23/03/2018

Burroughs fuori controllo

420

Di Diego Cocco

Il giardino dei sei colpi

Il massimo tradimento fra i sogni umani

Il Giardino dei Sei colpi non può trovare ospite migliore di William Burroughs, poeta e sperimentatore della vita oltre i limiti decenti imposti dalla fiacca società degli anestetici. La foto che ho scelto lo ritrae in compagnia di una delle sue amate pistole, utilizzate con la stessa frequenza della macchina da scrivere per i fini più curiosi e brutali. Un esempio? Era solito dipingere sparando sui barattoli pieni di colore, e quale misteriosa arte doveva intravedere su quelle tele schizzate mentre era preda dell’effetto di una delle tante droghe circolanti nei Sessanta.

Policromia di versi per il Re dei diversi. I giochi di sostanze e rossetti lo portarono a passare il segno, arrivando addirittura a uccidere sua moglie (in un momento in cui erano strafatti entrambi) nel macabro tentativo di sostituirsi al leggendario Guglielmo Tell.

Il capolavoro della paranoia letteraria lo indusse a dedicarsi con tutte le forze al suo antico tarlo, nemico di tutte le teorie dell’epoca: elaborò l’idea che il linguaggio classico avesse ormai raggiunto la forma elaborata di un virus letale. Un’altra pallottola che ha lasciato sicuramente il segno sui tanti autori che hanno seguito le orme allucinogene del suo genio sciolto e passionale.

Burroughs paladino del non – semplice.

Burroughs fuori controllo.

Burroughs che ringrazia la sua America scaricando l’automatica sulla sagoma dell’istituzione malata e perbenista.

PREGHIERA PER IL GIORNO DEL RINGRAZIAMENTO

Grazie per il tacchino selvatico e i piccioni di passaggio, destinati ad essere cagati fuori attraverso budella del tutto Americane.

Grazie per un continente da rovinare e avvelenare.

Grazie per gli Indiani per fornire un minimo di sfida e pericolo.

Grazie per le vaste mandrie di bisonti da uccidere e spellare lasciando le carcasse a imputridire.

Grazie delle taglie sui lupi e sui coyote.

Grazie per il sogno Americano, Volgarizzare e Falsificare finché le nude menzogne non risplendano.

Grazie per il Ku Klux Klan.

Per gli uomini della legge ammazzanegri, che contano le tacche.

Per le decenti donne di chiesa, con le loro malvage, contrite, amare, cattive facce.

Grazie per gli adesivi “Uccidi una Checca per Cristo”.

Grazie per l’AIDS da laboratorio.

Grazie per il Proibizionismo e la guerra contro le droghe.

Grazie per un paese dove a nessuno è permesso farsi gli affari suoi.

Grazie per una nazione di senzapalle.

Sì, grazie per tutti i ricordi – va bene, ora vediamo le tue braccia!

Sei sempre stato un mal di testa e sei sempre stato una noia.

Grazie per l’ultimo e massimo tradimento dell’ultimo e massimo tra i sogni umani.

 

 

Un altro poeta Beat immolato per solleticare la curiosità del sottoscritto, il quale, poco prima di scovare le traiettorie lasciate da queste parole aveva composto un inno piuttosto affine, senza pistola, percuotendo i tasti della vecchia Seidel & Naumann come se l’impazienza della notte si stesse portando via gli ultimi pezzetti di verità.

Due tre di fretta per maledire la coppa

bagnata delle nostre voglie,

il misericordioso cane credente

nella scena deplorevole delle mani verso di me

mentre mi allontano guarendo,

salvami semplice oracolo

salvami trovatello cancellato non richiesto

dai versatili movimenti biblici,

salvami destino di biglie scontrose e miracoli

all’elastico

questa volta

su piccole e morbide mani piene di futuro,

salvami dall’amore per le complicazioni

e dall’orribile blocco decantato in milioni

di pagine vuote se non

dimostranti la verità infima del piacevole

essere mediatore di vizi e cadute,

salvami dal ricercatore

salvami dal negro nudo circolante

di sera

per il mio paese tollerante misogino

perbenista kamikaze,

salvami dal buon gusto dei pachidermi della penna

e dal loro finto sudore statico,

non pulizia costretta dal sogno

della piccola iguana abbandonata

al sole accanto alla piramide in

giusta posizione

per mostrare la forma del serpente

con la mia stessa lingua.

 





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