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26/01/2018

Alda Merini e la coraggiosa sincronia dell'esplorazione

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Di Diego Cocco

Il giardino dei sei colpi

Poesia alacre come il fuoco

I lati positivi della follia costruttiva sono questi,

oh,

lasciarla riposare come rami sull'erba

e vedere il suo lento decomporsi

mentre quattro occhi mi guardano masticando,

i lati positivi della pazzia sono i tappeti distesi a coprire

altri tappeti con la merda libera accanto

e nessuno che abbia intenzione di scoparla,

i lati positivi della pazzia sono i tempi e i modi per rivedersi,

la sagace prospettiva di rimanere appesi a dondolare

come altalene vuote o muoversi in sincronia,

la coraggiosa sincronia dell'esplorazione

rete sopra la rete,

i lati positivi della pazzia sono le capacità per guardare il cielo

senza bisogno di affrontarlo,

girarsi e roteare

folle velo di seta nasconde e scopre lo scheletro e le ossa pudiche,

il lato positivo della pazzia è restarsene speranzoso sotto la frana

a raccogliere la piuma di struzzo

e infilarla nel buco dell'ossessione,

il lato positivo della pazzia è l'arte di saper tagliare

adornarsi come un uccello per rimanere fermo a lungo

oh,

quanto tempo troppo tempo

l'arte poderosa della pazzia è scovare il pertugio e trattenerlo,

curiosità

fazzoletto che si incendia e si lascia usare urlando lacrime,

sono arrivate da me le corna e mettono il naso nella merda del tappeto

come tutti quelli che hanno perso la voglia

tutti tutti dentro lo stesso sibilo.

“La vita è bella, bella,

e bisogna andare avanti.”

La volpe appassisce insieme all'uva del ricordo,

il sipario è ormai aperto:

 

Alda Merini.

 

La mia poesia è alacre come il fuoco,

trascorre tra le mie dita come un rosario.

Non prego perché sono un poeta della sventura

che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,

sono il poeta che grida e gioca con le sue grida,

sono il poeta che canta e non trova parole,

sono la paglia arida sopra cui batte il suono,

sono la ninnananna che fa piangere i figli,

sono la vanagloria che si lascia cadere,

il manto di metallo di una lunga preghiera

del passato cordoglio che non vede la luce.” 

 

Arte farcita di sofferenza,

torta sfumata

attenta

dal successo in volo,

quaranta minuti di allucinazioni

e letture che sedimentano per illuminare,

la poesia naturale della sua sigaretta,

gli occhi della volpe mai sazia

ripetono

no, no,

devo provarci ancora

una due ore mentre gli animali si gustano

la scena

teatro confessato in prima persona

ha detto piede di ninfa

la torta caduta

perché non c'è arte senza privazione

non esiste arte insieme a equilibrio,

serve sporcizia

privata bollente sporcizia

in cui immergersi

per smettere di piangere

e donare versi limpidi

come questi:

 

Mi rimproverano gli orpelli

le camicie smisurate, i costi,

le troppe fatiche angeliche.

Ho duemila amanti mai visti

gente che mi farebbe il bucato

ma nessuno pensa

che il miglior vestito per i trofei

è la camicia di forza bianca

con fiori sulla schiena

per tutta la gloria che ci sorpassa.”

 

Ho usato il mio insufficiente talento per avvicinarvi alla forza dell'essere di Alda Merini. Leggete “La volpe e il sipario” insieme alle altre sue magie: almeno per una volta, gli scaffali non sono avari delle opere dell'autrice.

Devo ringraziare Valentina per avermi consigliato questo libro; ahimè, preso dalla volontà di essere volpe (o uomo?) ero rimasto un passo indietro.

 

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