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05/09/2018

Ripensare l’approccio dell’insegnamento dei metodi di studio

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Di Pierluigi Mura

Le leggi e le politiche

Uno dei mali della scuola italiana è il senso di disaffezione che molti studenti provano nei confronti delle materie scolastiche. Nel senso, la maggior parte di loro sa di che cosa parla la lezione, ma non sa come fissare le conoscenze. A scuola purtroppo si insegna cosa studiare, ma non come ritenerlo.

Viceversa in molti stati del mondo si stanno con successo introducendo degli esami sulla metodologia di studio e sull’elaborazione delle cosiddette mappe mentali, che in maniera personale consentono di fissare in pochi fogli, le informazioni contenute in decine di pagine. Lo psicologo che ha maggiormente sviluppato queste metodiche è il britannico Tony Buzan, che a partire dagli anni sessanta si è messo d’impegno per trovare un metodo di studio rapido ed efficace, che garantisse una maggiore resa, con minor fatica.

A tale scopo, si è reso conto che l’ossatura di un discorso può essere estrapolata semplicemente facendo riferimento ad alcune parole chiave, che permettano di riallacciarsi a tutto il resto. Per esempio se devo cercare di parlare della personalità della regina Maria Antonietta di Francia, una parola chiave può essere “ Brioche” perché è difficile pensare alla sovrana, senza pensare alla fatuità del suo comportamento, nel famoso aneddoto attribuitole, in cui rispondendo al popolo che chiedeva pane perché affamato sembra abbia detto: “ se non avete pane, mangiate brioches”. In sostanza la ricerca di parole chiave non deve mai eccedere la percentuale del 20% del testo, altrimenti diventa inefficace.

Le parole chiave devono essere poi disposte nelle cosiddette mappe mentali, che come forma sono strutturate un po’ come il neurone, e danno la possibilità di avere una visione di insieme su un intero argomento, evitando di ripetere i concetti nel modo tradizionale, per intenderci come una lista, sistema più usato in linea di massima dalle persone, ma che rende l’apprendimento molto più difficoltoso, quanto a numero di ripetizioni.

Queste due metodiche vanno poi unite alle tecniche di memorizzazione per fissare le conoscenze. Una tecnica di memorizzazione molto potente e’ quella del “Palazzo della Memoria”, che permette di fissare un numero di informazioni enorme, semplicemente collegando queste ai luoghi abituali da noi conosciuti molto bene che percorriamo abitualmente. Per esempio, cercherò di mettere in relazione la lista della spesa, nel senso di attribuire un prodotto da comprare con un luogo della casa che ci risulta familiare, un modo da colpire l’immaginazione con qualcosa di esagerato: se voglio ricordare per prima cosa di comprare dei pomodori, posso raffigurarmi dei pomodori da sugo spiacciccati sullo specchio, posto che il primo oggetto che voglio prendere in considerazione sia lo specchio dell’androne di casa. In tal modo, colpendo l’immaginazione e collegandola i vari elementi da ricordare, posso porre in relazione centinaia di informazioni in poco tempo e richiamarle secondo una concatenazione logica. Secondo alcuni dettratori, tali tecniche sarebbero troppo meccaniche e artificiali, però è appurato che gli studenti che le usano, ottengano risultati migliori all’universita’.

La ciliegina sulla torta di questi metodi di studio è però quella dei ripassi cadenzati, dovuti alla scoperta della curva dell’oblio dello studioso tedesco Ebbingaus. Si è visto, per esempio, che è più utile per assimilare un argomento, anziché ripetere per venti volte di seguito lo stesso concetto, ripetere dopo un’ora, dopo un giorno, dopo una settimana e dopo un mese.

In conclusione, tanti abbandoni scolastici potrebbero essere evitati se si dotassero i ragazzi degli strumenti giusti per ottenere una maggiore gratificazione in termini di risultati, delle materie studiate





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