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04/12/2017

Nuove frontiere editoriali: il "thriller visivo" di Alberto Bernardi

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Di Marta Banditelli

Creativi sommersi

Il percorso professionale di un individuo è elemento plasmante, capace di imprimere una chiara impronta nel suo pensiero, anche creativo. E' quanto si evince dal primo romanzo dello scrittore Alberto Bernardi, “Non commettere atti impuri”, edito da Bibliotheka Edizioni.

Bernardi è laureato in Scienze della Comunicazione, ed esercita nella produzione cine-televisiva dal 2000. Grafico pubblicitario, ghostwriter per short movie e lungometraggi, ha realizzato commercials e video-clip musicali, reportage riprese per diversi programmi RAI (Radiotelevisione Italiana), tra cui "TG1 Cultura", "Rai News 24" e "Alle Falde del Kilimangiaro".

La narrazione per immagini è il suo mestiere, e nella sua prima opera da autore ha trasposto tutta la potenza del visivo nel mezzo scritto.
 

“Non commettere atti impuri” è un thriller serrato, capace di produrre vere e proprie sequenze filmiche nell'immaginario del lettore.

La vicenda racconta di Carlo, trentacinquenne cupo, riservato e riflessivo. Vive in un cottage in campagna, fra i suggestivi panorami bucolici toscani insieme al suo amato cane. Ambra è una splendida femmina di Terranova, sensibile ed intuitiva come solo gli animali sanno essere, vera e propria presenza salvifica per lui. Una grave e sconosciuta malattia lo porta all'isolamento, allo sconforto ed insieme alla voglia di non arrendersi al misterioso male. E' preda di foschi incubi, tanto realistici da spiazzarlo ogni volta, visioni sulle quali è deciso ad indagare. Due saranno gli incontri che daranno una svolta alla vicenda: quello con Laura, giovane e vitale, e quello con Bro, violento e perverso, vera e propria nemesi del protagonista. Un viaggio della speranza negli Stati Uniti gli consentirà di fare i conti con il suo male, fisico ed interiore, portandolo a conoscenza di verità terribili.

Cerchiamo ora, per utilizzare un linguaggio caro all'autore, di mettere maggiormente a fuoco alcuni aspetti di questo suo primo ed avvincente lavoro.

 

Alberto Bernardi: esordiente nel mondo della narrativa, ma tutt’altro che alle prime armi nel panorama televisivo e commerciale. Che ruolo ha giocato, nel bene o nel male, tale bagaglio personale nella stesura dell’opera?

Col mio romanzo ho cercato, sin dal primo paragrafo, di presentare le situazioni in modo che il lettore “vedesse” ciò che leggeva, rendendo anche le emozioni in questa maniera, quando possibile. Ho cercato di costruire immagini velando lo scritto, che è sequenziale. Spesso ho dato solo alcuni cenni dei personaggi e delle ambientazioni, in modo che si completassero soggettivamente nella mente del lettore, per passare subito alla storia e all’azione. So che può essere andato a discapito di una scrittura più classica, ma il mio scopo, spero riuscito, è l’immediatezza; far apparire le cose come quando si entra in una stanza e ci si guarda intorno, momento in cui la maggior parte delle informazioni si acquisiscono con gli occhi.

Cosa ha fatto nascere in lei l’esigenza di dedicarsi alla scrittura?

Avevo bisogno di realizzare qualcosa che rimanesse realmente mio. Negli script per audiovisivi, come anche per i corti e i lungometraggi, sono coinvolte molte persone, e quando il lavoro giunge alla fine è inevitabilmente diverso da come lo avevo pensato. Ho considerato che scrivere un romanzo fosse il modo migliore per portare sino in fondo una storia dal principio alla fine.

Veniamo ai personaggi .Carlo considera la sua malattia un “segreto inconfessabile”: cosa lo porta a maturare questo pensiero?

L’handicap di Carlo, quella strana malattia, ha sempre fatto si che percepisse se stesso come diverso agli occhi della gente. Le premure di chi lo ama sono ai suoi occhi le stesse che normalmente si riservano ad un bambino, e teme che le occasioni che vengono a lui concesse dipendano dalla pietà del prossimo nei suoi confronti più che dal suo talento. Chi si occupa delle sue cure mediche lo dissuade dal considerare i suoi sogni quali elementi reali, portandolo a temere di essere sull'orlo della pazzia. Celando la propria malattia ha la certezza di essere trattato, da chi lo incontra, con obbiettività: più che inconfessabile il suo è un segreto volutamente inconfessato.

La patologia del protagonista è in qualche modo una sorta di prigione per lui. E' così?

Esatto, e c'è di più. Il protagonista è tenuto prigioniero senza neanche essere a conoscenza della sua colpa: non può difendersi, è completamente calato in una situazione assurda, allucinante, un incubo da cui è impossibile svegliarsi. In questo caso l’assurdo o la prigionia è rappresentata da una malattia che nessuno sa identificare, e alla quale tutti dicono che Carlo deve rassegnarsi. Perché i medici lo liquidano sempre molto velocemente? Sono loro che sbagliano o vogliono nascondere qualcosa?

Carlo non ci sta, non vuole soccombere, ed inizia un’indagine introspettiva che lo porterà ai limiti di se stesso. Farà di tutto per trovare una cura, anche lasciare la sicurezza della propria casa per affrontare l’ignoto, finendo per sprofondare nelle zone d’ombra della propria anima, dove dubbi e demoni si affacceranno irruenti.

Chi è Laura?

Laura è la donna perfetta che ognuno vorrebbe avere accanto, la compagna giusta fuori e sotto le lenzuola. E' bella, gentile, amorosa, intelligente, ma anche combattiva e ostinata. È un’anima affine, è l’anima gemella, è l’altra metà del cielo.

Bro sembra un personaggio perduto, dannato e condannato già dai primordi della sua vita. L’incontro con Carlo che impatto ha sulla sua esistenza?

A questa domanda posso rispondere dicendo poco per evitare “spoilers”, ma l’incontro – scontro è inconsapevole per entrambi. Qui la storia diventa parallela e inizia una corsa verso l’ineluttabile, il cerchio si stringerà sempre di più sino allo scontro finale.

Un ruolo particolarmente salvifico sembra essere attribuito ad Ambra, la cagnolina del protagonista. Potrebbe aggiungere qualche particolare rispetto a questo legame speciale?

Dare della cagnolina a una Terranova è un po’ riduttivo. Chi ama gli animali, come me, sa che con gli stessi, se si ha la apacità di amarli umilmente, è possibile instaurare legami che hanno del paranormale. A volte sembra che ti leggano nel pensiero, che sappiano esattamente come stai, al contrario di tutti gli umani che ti circondano. Io ho avuto esperienze incredibili con cani sconosciuti, incontri di pochi minuti, meravigliosi, che mi hanno lasciato ricordi incancellabili; per questo Ambra nel romanzo ha un ruolo tanto importante. Ambra ha con Carlo quel rapporto meraviglioso per il quale non serve parlare per capirsi, quello in cui nulla è importante tranne l’amore, che poi è l’unica cosa a dare un vero significato all’essere vivi.

Quali sono i progetti per l'immediato futuro?

In mente avrei già una storia nuova, ma nel frattempo mi butto a capofitto in questa avventura editoriale cominciata da qualche mese.

 



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