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10/05/2018

Manuela Monaco, la ragazza che parla da sola e che tutte dovremmo ascoltare

2040

Di Francesca Pola

Lifestyle

A differenza di tutte le altre ragazze che fino ad ora sono state ospiti della rubrica Professione Blogger, Manuela Monaco non ha un blog, o almeno, non ancora. Però un anno fa Manuela ha aperto una pagina Facebook, un po' per gioco, come spesso succede, un po' spinta dai commenti degli amici che la seguivano sul suo profilo personale e la trovavano semplicemente fantastica. Qualche mese dopo l'inizio di questa avventura virtuale, un improvviso cambiamento nella vita privata ha trasformato una semplice pagina in qualcosa di più: un diario personale di una donna alle prese con una separazione e tutti i problemi che inevitabilmente ne conseguono...una donna che ha dovuto asciugarsi le lacrime, rimboccarsi le maniche e rialzarsi, per i suoi figli, per la sua famiglia, ma soprattutto per sé stessa. “Io parlo da sola” non è solo una pagina Facebook: è una specie di salotto dove noi donne possiamo sederci e ridere delle nostre sfighe quotidiane, ironizzare, chiacchierare di argomenti futili come la ceretta e quel mascara favoloso che ci fa sentire sempre bellissime, anche se abbiamo le mestruazioni, la pancia gonfia e le occhiaie. Manuela non parla da sola: parla alle donne, le capisce e le sa far sorridere...e si sa, le ragazze vogliono divertirsi, come diceva Cindy Lauper!


Quando e perché è nata l'idea di creare una pagina Facebook? 
L'idea è nata l'anno scorso, un po' così, un po' per gioco, un po' per divertimento, spinta da alcuni commenti ai miei post sulla mia pagina personale in cui le persone che interagivano con me, i miei amici insomma, mi dicevano: “Ah come sei divertente, dovresti fare qualcosa,dovresti scrivere qualcosa, noi lo leggeremo volentieri, pensaci”.
Io un po' ci pensai e decisi che forse in effetti una pagina Facebook la potevo anche creare, poi si sa, le cose non vanno sempre come devono andare e dopo circa un mesetto dall’inizio di questa nuova avventura mio marito se ne andò di casa. Da lì questo pseudo-blog, come lo chiamo io, prese un’altra piega.. dapprima era solo divertimento, con aneddoti degli anni 90, di quello che avevo visto e vissuto...in seguito cominciai a parlare di come stavo in quel particolare periodo. E quindi nacque, senza neanche programmarlo troppo, una sorta di diario in cui, tuttora, riverso ciò che provo..dall’entusiasmo, alla tristezza, al mio rapporto con i figli, al rapporto con i miei genitori, al rapporto-non-rapporto col mio ex marito. Ho notato che questa parte di me in un certo senso incuriosiva la gente, ma non per morbosità eh, semplicemente perché forse avevo e ho un modo di affrontare la vita e le difficoltà tutto particolare. Oddio, se andassi dall’analista sicuro avrebbe da ridire.
Per me è stato molto importante scrivere, le altre persone mi hanno aiutata tanto e io forse ho aiutato loro.


Come mai hai scelto di chiamarla "Io parlo da sola"? 
Il nome ”Io parlo da sola”è nato semplicemente perché volevo un rimando agli anni 90: ero una fan accanita del film “Io ballo da sola”, quindi ho cambiato semplicemente il verbo. Una Liv Tyler molto molto molto molto meno gnocca, ma decisamente più eloquente.


Per quale motivo non hai aperto un blog? 
Perché non pensavo che sarebbe andato poi così bene. Oddio, non è un giudizio oggettivo eh, la mia pagina Facebook sta funzionando, perché vedo un riscontro positivo, poi in realtà i numeri non è che siano così alti ma poco importa:  è stato un esperimento, una prova, almeno inizialmente. Il blog è sempre lì, nell'angolino della mia testa, e magari un giorno lo aprirò per davvero.


Com'è cambiata la tua vita da quando hai aperto la tua pagina Facebook?
La mia vita è cambiata molto. È cambiata da quando scrivo, perché sono cambiata io, sono cambiate alcune mie condizioni personali e scrivere è stato un grande aiuto. E' cambiata molto perché ho sentito la vicinanza di tantissime persone che non conosco e che probabilmente non avrei mai incrociato nella vita reale È piuttosto semplice avere accanto nei momenti di sconforto, o anche nei momenti di felicità, le persone che conosci. Quando però iniziano a scriverti anche privatamente persone che hanno vissuto, che vivono situazioni come le tue, ti senti partecipe della loro vita ed è una cosa meravigliosa. È come se riuscissi ad appartenere alla mia vita ma anche a quella di altre persone ed è come se io avessi aperto il mio libro e chi vuole può fermarsi un attimo a leggerlo...per me è straordinario.


Scrivere è terapeutico? 
Scrivere non è terapeutico, di più: è il mio personale psicologo nel cassetto, è il mio Freud vicino di casa, è il mio crepex sul balcone. Se non avessi avuto la scrittura credo sarei ancora a piangere sotto il letto con le lenzuola stropicciate sulla testa. Scrivere è diventata quasi una ragione di vita, buttar fuori i miei pensieri più pazzi e più intrinsechi è una liberazione. E come direbbe Shrek: “meglio fuori che dentro”, e sono pienamente d'accordo.


Qual è il tuo sogno adesso? 
Il mio sogno.. posso dire “diventare Miss Italia?” No, scherzo ovviamente. Il mio sogno nel cassetto, lo ammetto, sarebbe quello di scrivere un libro. Non so se lo farò mai, non ne ho idea, anche se qualcuno mi dice di provarci, ma sinceramente ho davvero molto poco tempo: scrivo per lo più di notte, quindi già sembro uno zombie adesso, non potrei probabilmente sopravvivere alla scrittura di un libro.


Però è un sogno che mi tengo lì nell'angolino del cassetto assieme a mutande, il Ventolin e alla pace nel mondo.




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