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17/01/2018

Clamorosa autorete del M5S alle parlamentarie regionali

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Di Vincenzo Di Dino

Editoriale

Sia chiaro, a noi interessano principalmente i programmi ma non si può non registrare l’ennesimo errore di strategia del M5S in Sardegna dopo la mancata presentazione alle Regionali del 2014 e l’imbarazzante risultato alle comunali di Cagliari. Quasi la metà dei candidati alle parlamentarie, compresi nomi illustri, esclusi al nastro di partenza. Destra e sinistra ringraziano. Sarà record di astensioni. E l’anno prossimo ci sono le regionali.

Quante volte ci siamo chiesti cosa la politica dovrebbe fare per risollevare le sorti della Sardegna, che programmi hanno i partiti, se la ricetta deve puntare sul turismo, sui trasporti, sull’industria, sulle bonifiche, sull’agroalimentare, sul credito, sul ripopolamento dei centri minori o sulla mera occupazione (possibilmente non in industria bellica, grazie). Chi dà gambe ai programmi, in Europa come in Regione, è importante ma forse non fondamentale, soprattutto alle elezioni politiche, perché, in fondo, è un voto di opinione. Tuttavia il sardo medio, in una regione dove la componente sardista (intesa nel senso di partiti non italiani e quindi nell’accezione più vasta) è consistente, mal sopporta anche l’eventuale candidatura di esterni (continentali) da parte dei principali partiti nazionali.

C’era quindi grande attesa, sia all’interno della base che tra i detrattori, per le parlamentarie (vocabolo sottolineato in rosso dal correttore automatico) cioè quella selezione dal basso tra gli iscritti presentabili secondo il codice etico, il non statuto, gli attivisti, lo staff del M5S.

E mentre i partiti tradizionali sono alle prese con alleanze di coalizione spesso improbabili con conseguenti veti sui candidati, il MoVimento (non è ancora un partito anche se và sempre più prefigurandosi come tale) 5 Stelle di Beppe Grillo e Davide Casaleggio, incorre nell’ennesima gaffe. Ma questa volta non c’entrano i congiuntivi di Luigi Di Maio. Questa volta la cosa è molto più grave. In Sardegna il M5S è accreditato dai sondaggi con la percentuale tra le più alte in Italia, intorno al 35%. Quattro anni fa, a causa di poderosi litigi tra le due o tre componenti principali, Beppe Grillo fu costretto a non far presentare liste per le elezioni regionali. L’anno scorso stava per succedere la stessa cosa alle elezioni comunali di Cagliari ma alla fine, dopo malumori, epurazioni, veti e vaffanculo (non nel senso dei VaffaDay, però) fu autorizzata una lista non di altissimo profilo, per usare un eufemismo, e l’elettorato la punì con appena il 9%.

Alle parlamentarie della Sardegna si sono autocandidati centinaia di attivisti, speranzosi di poter dare una mano alla cittadinanza e desiderosi di occupare il maggior numero di posti per espellere fisicamente dal Parlamento i politici dei partiti tradizionali. Ma il 16 di gennaio, primo giorno di votazione, non solo il portale và in tilt per ore, sintomo di quanti hanno cercato di collegarsi, ma una volta dentro, si scopre che mancano circa la metà degli aspiranti candidati. E mica uno o due che non rispettano i requisiti. No, mancano gli attivisti storici e quelli che si sono dati più da fare tra gli uscenti! Tra questi, il nome più significativo è quello del senatore Roberto Cotti, che aveva annunciato sul sito, dove registra tutte le cose fatte e le battaglie che porta avanti, la sua ricandidatura. Dire che è stato il migliore dei suoi, potrebbe far sembrare che si parteggia per lui o il M5S. Non lo diciamo. Ma non si possono ignorare le prese di posizione che pochi parlamentari hanno intrapreso e tra queste, quelle sulle scorie, sulla fabbrica di bombe, sulle servitù militari, solo per ricordarne alcune. Viene escluso anche uno dei principali attivisti del M5S che fu protagonista dell’epica stagione dell’apertura del primo punto civico nazionale in viale Trento (a due passi dal palazzo del potere regionale) Samuele Mereu. Un altro nome importante tra gli attivisti esclusi è quello di Simone Gianardi. Sempre impegnato nelle battaglie sociali e a favore delle politiche occupazionali. Non si capisce il motivo che tiene fuori uno dei paladini della Costituzione che più si spese contro il referendum. Saltano anche le candidature di tutte quelle persone, attivisti si chiamano tra loro, che si sono messe più in evidenza in questi anni nel MoVimento e forse la loro colpa è proprio quella. Rischiano di fare ombra a chi non ha nessuna capacità. Non si capisce se qualche quinta colonna dei partiti tradizionali si è infiltrata, se il M5S non vuole vincere queste elezioni (governare non è facile come hanno dimostrato tutti quelli che ci hanno provato) oppure se sono proprio autolesionisti nel condurre i giochi interni.

Quale sarà il risultato? Scordatevi che vincano o che prendano quel 35% di consensi sui quali potevano contare. Forse supereranno la percentuale di Cagliari (oggettivamente peggio del 9% sarebbe proprio difficile farlo) ma non andranno molto lontano da quella cifra. Insomma il detto “locos, pocos y malunidos” che abbiamo usato spesso per descrivere l’indole litigarella dei sardi come popolo e che utilizziamo ogni qual volta i partiti locali, sia di centrodestra che di centrosinistra ce ne danno prova, vale anche per il M5S. Mercoledì 17 gennaio si ricorderà come l’ennesima giornata nera che certificherà, se ancora ce ne fosse bisogno, l’incapacità dei sardi di fare squadra, anche quando sono quasi arrivati al traguardo.

 

 





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