Biodanza, questa "SCONOSCIUTA" ';
30/01/2017

Biodanza, questa "SCONOSCIUTA"

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Di Donatella D'Addante

Cagliari

Se ne parla, ma non si sa bene cosa sia… C’è chi associa il termine ‘danza’ alla parola ‘bio’, ma poi in realtà non si è consapevoli del suo vero significato e allora, per saperne di più, ne parliamo con Michela Floris, facilitatrice in tirocinio della Scuola di Biodanza della Sardegna (SRT) e Gestalt Counsellor.

Che cosa è esattamente la biodanza?

La biodanza è un metodo sistemico, che utilizzando la danza, la musica e l’incontro di gruppo, facilita la conoscenza e la libera espressione di sé, la relazione con gli altri e il recupero di uno stile di vita orientato al benessere personale, attraverso l’ascolto del corpo e delle emozioni.

La definizione più tecnica di biodanza è piuttosto complessa, in quanto la biodanza è anche un percorso di crescita personale, una ‘pedagogia’, come l’ha definita anche il suo creatore Rolando Toro.

In che senso?

Quando ti avvicini alla biodanza ti accorgi subito che non stai facendo una semplice attività motoria, ma che ti coinvolge completamente come persona, nella tua relazione con te stesso e con gli altri e che le due cose sono strettamente collegate, così come nella tua relazione con il mondo e i viventi, in una prospettiva ecologica o “biocentrica”.

Una ‘pedagogia’, perché propone di recuperare uno stile di vita orientato al benessere psicofisico e questo qualche volta contrasta con una certa educazione repressiva o direttiva che possiamo aver ricevuto. Se quando nasciamo abbiamo delle potenzialità genetiche sviluppabili al 100%, nel corso della nostra vita alcune di queste vengono “boicottate” dall’educazione, dai contesti in cui cresciamo, dalle esperienze che abbiamo.

La biodanza proponendo un ambiente esperienziale che definiamo “arricchito”, permette una rieducazione e un recupero di queste potenzialità genetiche trascurate e di integrarle nel nostro movimento e nella nostra vita, lavorando sull’espressione delle “linee di vivencia”.

Che cosa è la ‘vivencia’?

E’ l’esperienza vissuta nel qui ed ora con intensità; la traduzione dallo spagnolo con il termine italiano “vissuto” si avvicina, ma non è esatta.

E le ‘linee di vivencia’?

Rappresentano il modo in cui si manifestano nella vita i potenziali genetici, gli esercizi e le danze proposte nelle classi di biodanza vanno a stimolare queste possibilità espressive. Quindi, la vitalità (la motivazione alla vita, il rispetto dei ritmi fisiologici dell’attività e del riposo), la sessualità (recupero del piacere), la creatività (in senso esistenziale, poter cambiare, innovare, ma anche coltivare l’espressione artistica), l’affettività (coltivare le relazioni affettive con gli altri) e la trascendenza (andare oltre il nostro ego per “danzare col cosmo”).

Ci può dire qualcosa sulla sua origine?

Nasce negli anni ’60 a cura di Rolando Toro Araneda (1924-2010) psicologo, antropologo, poeta, cileno che come professore aggiunto presso il Centro studi di Antropologia Medica della Facoltà di Medicina del Cile (centro che aveva l’obiettivo di umanizzare la medicina), la propone come danza terapeutica ad un gruppo di pazienti presso l’Ospedale Psichiatrico. In seguito si accorge di alcuni effetti, ma prosegue la sperimentazione anche con persone sane, seleziona esercizi e musiche vedendo quale effetto hanno sui gruppi interessati. All’inizio le dà il nome di Psicodanza, che poi cambia in Biodanza o “danza della vita”. Per molti anni la trasmissione del metodo è solo orale ed esperienziale. Il primo eserciziario ufficiale di biodanza a cura di Rolando Toro e collaboratori è del 2009. Tuttavia la Psicodanza fa sì che Rolando Toro sia nominato professore di Psicologia dell’arte e Psicologia dell’Espressione all’Istituto di Estetica della Pontificia Università Cattolica di Santiago.

Per praticarla è necessario avere particolari doti fisiche o è aperta a chiunque, al di là anche dell’età?

Non sono necessarie doti fisiche particolari, è aperta a tutti, in quanto la biodanza valorizza l’espressione libera, non è una danza strutturata e propone di muoversi con autoregolazione. Tuttavia ci sono delle specializzazioni o estensioni che permettono al Facilitatore di Biodanza di proporre delle classi mirate per bambini o giovani, piuttosto che anziani o persone con problemi di salute mentale o gestanti o persone recluse in un carcere, etc. La biodanza ha un azione sociale connaturata in quanto sviluppa e migliora le relazioni, la comunicazione interpersonale, la fiducia in se stessi e l’autostima.

Come ha iniziato il suo percorso personale/professionale verso la biodanza?

Ho iniziato il mio percorso personale nel 2009. Ne avevo sentito parlare da mia sorella e in un momento della mia vita in cui avevo voglia di cambiare qualcosa, ho iniziato. Frequento dal 2009 un corso settimanale di Biodanza. La leggerezza, la gioia e il piacere di vivere che la biodanza mi ha dato e tutt’ora mi dà, non me l’ha fatta più lasciare. E, proporla ad altri, è altrettanto piacevole ed emozionante. Nel 2011, quando è iniziato il Secondo Ciclo della Scuola di Biodanza della Sardegna, dopo una pausa di circa dieci anni dal momento in cui si sono formate le direttrici Angelica Scotti e Nicoletta Quadu, mi sono iscritta, nonostante stessi già frequentando la Scuola di Gestalt Counselling presso l’IGBW di Cagliari. Per me i due percorsi in parallelo sono stati complementari e molto arricchenti. Per quanto riguarda la biodanza, ho sperimentato direttamente la capacità di funzionare da acceleratore nei percorsi di psicoterapia e crescita personale, integrando con il lavoro sul corpo l’esperienza della psicoterapia.

Attualmente di cosa si sta occupando?

Attualmente sto collaborando con l’Associazione Culturale e Pedagogica Qui e Ora con la quale proponiamo un Laboratorio di biodanza di quindici incontri dal titolo “Il corpo ritrovato”. Si tratta di 15 classi di Biodanza per inizianti a cadenza settimanale, il giovedì, dalle 18.30 alle 20.30, in via Pasubio n. 27, a Cagliari, in cui si approfondiscono danze ed esercizi delle cinque “linee di vivencia”, cioè, come dicevo prima, quelle funzioni espressive fondamentali dell’essere umano, spesso sacrificate durante la crescita e/o dall’educazione e dalla cultura in cui siamo immersi. Biodanza è un metodo di integrazione della personalità che sviluppa un sentire integrato corpo, mente, cuore. Tra conoscenza intellettuale, emotiva e corporea, la nostra cultura penalizza molto l’ascolto del corpo che in biodanza è centrale, ma in totale integrazione con le emozioni, e i pensieri. Durante una classe di biodanza si fa infatti esperienza di “vivencie” integranti.

Inoltre, attualmente sono in fase avanzata di tirocinio e di stesura della “monografia” per completare il mio percorso e conseguire il titolo di Facilitatrice di Biodanza. Il tema che sto approfondendo è quello delle Posizioni Generatrici di Danza, cioè di gesti archetipici, che appartengono all’uomo di tutti i tempi e culture. Da quando ho iniziato a conoscere la biodanza coltivo il desiderio di proporla in ambito psichiatrico, che è quello in cui lavoro come Assistente Sociale. Credo che la biodanza possa davvero aprire delle possibilità esistenziali nuove sia ai sani che a chi, nell’arco della sua vita, si è imbattuto in un problema di salute mentale.

Cosa si sente di consigliare a chi si avvicina per la prima volta a questa esperienza?

Di avvicinarsi all’esperienza con curiosità, ma ripeterla alcune volte, per capire se ci piace e interessa. Nell’arco dell’anno come Associazione S’Andéra, (associazione che promuove la Biodanza in Sardegna), facciamo diverse iniziative di divulgazione. Nelle classi di biodanza c’è bisogno di gradualità, per capire e approfondire pian piano la proposta; è meglio frequentare un gruppo settimanale per inizianti piuttosto che uno avanzato, e attualmente la scelta sia a Cagliari che nelle altre province è possibile. 





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