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02/12/2016

UN CORO DI NO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE

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Di Vincenzo Di Dino

Editoriale

Unanimità di vedute all’incontro di informazione con personalità di diversi orientamenti politici e cittadini di mercoledì 30 novembre. Applauditi gli interventi via skype di Tiziana Troja e della comunità italiana in Argentina.

Lunedì sapremo chi ha “vinto”… si fa per dire perché gli strascichi del referendum costituzionale ce li porteremo avanti ancora per tanto tempo ma intanto alcune realtà sembrano sicure del fatto loro. Ad esempio è chiaro il verdetto che esce dalla riunione informativa tra cittadini ed esponenti di vario orientamento politico del 30 novembre a Cagliari che sintetizzo di seguito.

Alla “deforma” (come molti la chiamano) elettorale e costituzionale voteranno tutti no. Un NO consapevole, motivato, preoccupato che tende, non tanto (o non solo) a fare uno sgambetto al premier Renzi (reo di non aver rispettato le promesse o aver prodotto provvedimenti dannosi) ma, a difendere la Costituzione con spirito democratico e partigiano dagli attacchi riformisti che andrebbero ad incidere direttamente sullo spirito pacificatore e lungimirante che i Padri Costituenti (più volte citati nella riunione) hanno voluto all’indomani del ventennio fascista che portò alla tragedia della guerra mondiale e civile.

Alcuni con l’ausilio di slide, altri a braccio o con appunti hanno declinato in pochi minuti le principali pecche della riforma costituzionale che, auspicano, gli italiani domenica 4 dicembre respingeranno sommergendola con una valanga di NO.

Emilio Floris, avvocato che contese la candidatura a sindaco di Cagliari alle primarie Cinque Stelle, ha enunciato cosa comporterebbe nell’articolato l’eventuale approvazione della riforma. Mimmia Fresu, giornalista ed ex segretario CGIL Chimici, punta il dito sullo stravolgimento che i diritti dei sardi avrebbero con la riforma. Gli fa eco Marco Scotto, candidato con La Base al Consiglio comunale di Cagliari alle ultime amministrative, denunciando i rischi per l’autonomia della Sardegna. Simone Gianardi dopo un appassionato intervento invita chi può a fare il rappresentante di lista per il NO seguendo le indicazioni su internet. Francesco Perra ricorda l’impegno dei militanti che per strada fermano e raccontano la verità ai cittadini attraverso i banchetti. Enrico Rubiu, già coordinatore regionale dell’Unione Sindacale di Base (USB) ricorda come il governo, quando vuole, ci metta solo 17 giorni a fare schifezze come la legge Fornero e non ci sia quindi bisogno di un iter più veloce perché comporterebbe un minore controllo e un peggioramento della qualità legislativa. Angelo Cremone, leader ambientalista e antimilitarista, ha sottolineato le insidie e i rischi per la Sardegna, già succube delle decisioni romane, se passasse al vaglio dell’elettorato l’approvazione di una riforma centralista. Gli ha fatto eco Samuele Mereu, già responsabile del primo punto civico nazionale per i cittadini vessati da Equitalia, chiede ai presenti come ci si possa fidare di un governo che fino ad ora non ha mantenuto una sola promessa. Assenti giustificati per improrogabili impegni la consigliera regionale di Forza Italia Alessandra Zedda, l’avvocato Giovanni Dore, ex consigliere comunale, e gli attivisti cinquestelle Alessandro Lorenti e Gianluca Tocco ma tutti hanno ribadito la loro contrarietà alla riforma e il convinto sostegno al NO per domenica 4 dicembre.

Incassato anche il saluto di buon lavoro del leader dei Verdi Marco Boato.

Impossibile il collegamento via Skype col giornalista e scrittore Pino Aprile chiamato ad assistere a una rappresentazione teatrale del proprio libro Terroni, hanno invece raccolto applausi Tiziana Troja (Sardegna sostenibile sovrana), a Milano per lavoro, che con Michela Sale Musio forma la compagnia Lucido Sottile e interpretano uno spot a favore del NO con le riuscite maschere Tanya e Mara https://www.facebook.com/tanyaemara/videos/1138637476183345/ e Ignazio Pinna (della comunità sarda in Argentina collegato da Buenos Aires) e Rafael Acuña Agnelli collegato da Presidencia Roque Sáenz Peña, Chaco, Argentina, presidente dell’Associazione friulana della città e portavoce di tutte le associazioni friulane in Argentina. Quest’ultimo, dopo aver ricordato che tutti loro hanno letto attentamente la riforma, ha ammonito come l’approvazione delle modifiche costituzionali porterebbe a una svolta autoritaria in Italia e a una limitazione dell’autonomia della Sardegna, del Friuli - Venezia Giulia e delle altre tre regioni a statuto speciale (Sicilia, Trentino - Alto Adige e Valle d’Aosta) e che quindi tutti loro voteranno convintamente per il NO. Alla fine del dibattito, le domande dal pubblico attento che gremiva la sala.

Eppure basterebbe poco, a mio avviso, un’assemblea costituente eletta proporzionalmente dal popolo in modo da rispecchiare la composizione per territorio e genere e che annoveri personalità non ricoprenti incarichi politici e competenti per materia e introdurre alcuni istituti come la sfiducia costruttiva che consiste nell'impossibilità da parte del Parlamento di votare la sfiducia al governo in carica se, contestualmente, non concede la fiducia ad un nuovo esecutivo, il limite dei due mandati per i parlamentari e il tetto del 50% degli attuali emolumenti o adeguamento alla media degli stipendi dei parlamentari dei 28 paesi dell’Unione Europea, il ritorno a elezione con sistema proporzionale e l’elezione diretta dell’Esecutivo col sistema maggioritario che dovrà ottenere la fiducia del Parlamento (scheda con Presidente e Ministri già dichiarati al momento del voto). Ma evidentemente a qualcuno va bene così.

 





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