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06/11/2018

REPORT – JUVENTUS 2 a 0 : A.R.K.A. EVENTI CULTURALI PROPONE UNA CLASS ACTION DEGLI SPORTIVI ITALIANI

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Di Vincenzo Di Dino

Editoriale

Solidarietà al programma di inchiesta della RAI, Report, che ha messo in evidenza i torbidi rapporti tra la società prima in classifica della Serie A, le tifoserie, la criminalità organizzata. C’è spazio per una class action degli sportivi italiani che mal sopportano le condizioni in cui versano certi sport e alcune squadre? Parte una raccolta fondi per incaricare un pool di avvocati per appurarlo. Mandate i vostri bonifici a: A.R.K.A. Eventi Culturali, IBAN: IT19I0335967684510700283885

 

Report, uno dei migliori programmi RAI, ha messo a nudo la realtà del tifo organizzato di una delle squadre della massima serie calcistica italiana link, dedicando un servizio nella puntata del 22 Ottobre e una risposta in quella del 29 Ottobre. La società bianconera e i suoi tifosi, presidente Andrea Agnelli in primis, si sono scagliati contro Report come se il problema fosse chi denuncia lo scandalo e non chi lo procura. link.

Tutti hanno potuto vedere, con dovizia di particolari, quanto la società calcistica piemontese sia “contaminata” dalla criminalità organizzata.

Il coinvolgimento della “Rubentus”, così la chiamano ormai anche gli inglesi, link  e link  nella vicenda del suicidio o omicidio (link) di un collaboratore della società calcistica torinese all’indomani dell’interrogatorio da parte del magistrato, traspare dalle intercettazioni e da una serie di indizi e fatti gravissimi, sebbene il conduttore di Report, l’ottimo Sigfrido Ranucci, tenga a sottolineare che, al momento, nessun tesserato della Juventus sia rimasto [ancora, lo aggiungo io] coinvolto o accusato di alcunché link.

Dal reportage viene fuori il meccanismo di come capi della tifoseria, infiltrata da elementi senza scrupoli e facenti parte di clan calabresi di affiliati alla ndrangheta (pericolosa organizzazione criminale che spadroneggia anche nelle regioni più ricche d’Italia, come recenti processi hanno dimostrato) si procurino biglietti da elementi quantomeno compiacenti (se complici, conniventi o vittime, lo accerteranno gli organi sportivi e giudiziari preposti) del club, per poi rivenderli procurando ricavi ragguardevoli quanto illeciti che potrebbero essere utilizzati per comprare la casa, come dice l’intervistato, o per fatti illeciti (come traffico di droga, riciclaggio, corruzione, armi?) link e link

Poco chiaro, anzi chiarissimo (lo capirebbe anche un bambino), il sistema del riciclaggio di soldi sporchi attraverso la tabaccheria che pagava vincite assurde e anomale (stessa cifra tre volte al giorno, centinaia di migliaia di euro in pochi anni, pensate che fortuna, neh?) al defunto prima di defungere (e a chissà quanti altri).

Insomma c’è di tutto all’ombra della Mole e dentro lo Stadium: omicidio/suicidio, bagarinaggio, minacce, riciclaggio, condotte antisportive, connivenze con la criminalità organizzata, scommesse. Per gli amanti del “revival” sembrerà di essere tornati ai tempi di Agricola, Bettega, Moggi, Giraudo! O forse non ci si è mai discostati troppo?

Tutto passa dallo stadio di proprietà della società alla quale è stato dedicato l’approfondito servizio tv.

Stadio che, secondo Sandro Mazzola, orfano in tenera età del padre Valentino, mitico capitano della squadra più vincente di sempre, il grande Torino (capace di conquistare titoli prima e dopo l’interruzione della guerra e che fu fermata solo da una delle tragedie più atroci di sempre, l’incidente aereo a Superga), andrebbe chiuso per un anno!

In questo modo, oltre a sanzionare giustamente la società torinese per “responsabilità oggettiva”, anche se la norma andrebbe forse rivista a maggior tutela delle società vittime di “tifosi deviati”, la chiusura dello stadio-vergogna, porterebbe all’eliminazione del problema alla radice, impedendone i traffici illeciti.

Del resto, ai tempi di internet, i biglietti si possono vendere online anche da enti terzi che ne certificherebbero l’autenticità, senza pesare eccessivamente sulle tasche del “tifoso vero” e senza ingrassare quelle di personaggi dalla dubbia moralità.

Stadio da chiudere, quindi? Anche perché, come fanno dei professionisti seri e che valgono milioni a giocare in un campo controllato dalla malavita? Chi garantisce la loro incolumità e quella del pubblico pagante? E se un domani qualche imbecille dovesse lanciare bombe carta o sparare dagli spalti? Che abbiano ragione alcuni osservatori privilegiati che di calcio se ne intendono come Mazzola o Zeman?

Emerge un quadro molto chiaro. Quello di una società che è capace di tutto pur di vendere il merchandise. Anche di convivere con la criminalità organizzata. Senza scrupoli ma che cammina sul filo in modo da non finire (o di finirci il meno possibile) nelle maglie della giustizia (sportiva o penale che sia) e che fino ad ora se l’è cavata con una retrocessione in serie B e la cancellazione di tre scudetti.

Basterebbe forse quest’ultimo episodio, la pubblicità ingannevole dei 36 scudetti che sono invece 33 (che per il caustico allenatore Zeman sarebbero ancora meno quelli vinti onestamente, link e link per provocare una class action degli sportivi italiani contro questo tipo di calcio che piace solo ai disonesti. Ecco perché c’è chi raccoglie fondi per verificare la possibilità di effettuare una class action (nei confronti di chi, si vedrà) non per supplire al ruolo della Giustizia o della FIGC che ci si augura facciano il loro dovere fino in fondo, ma per tutelare tutti gli sportivi, di tutte le squadre, juventini compresi, prime vittime di questo pericoloso andazzo.

Ricordo, quando intervistai Marco Travaglio qualche giorno dopo un discutibile Cagliari – Juventus e altrettanto discutibile arbitro Tagliavento link.

Gli chiesi, come prima domanda, per quale squadra facesse il tifo. Ammise, essendo di Torino, considerando che il 90% dei giornalisti inizia dallo sport e che il suo primo libro scritto fu “Palle mondiali” che era tifoso della Juventus (come il padre e come il figlio). Si sollevò una bordata di fischi e ululati di disappunto da parte del pubblico. Ma lui si affrettò a dire che era uno “juventino non tifante”. Gli chiesi di spiegare. Disse che, fino a quando Moggi (direttore sportivo) e Agricola (medico che collezionava medicinali proibiti nell’armadietto degli spogliatoi) fossero stati alla Juventus, lui sarebbe stato un “non tifante” (una specie di autosospensione). Applausi e risate da parte del pubblico riconquistato. Ma di Travaglio ce ne sono pochi. E la maggior parte dei tifosi preferisce che la squadra del cuore vinca a qualunque costo. Ecco perché la raccolta di fondi, che serve per costituire un pool di avvocati che accerti la possibilità di fare una class action da parte degli sportivi (quelli veri), ha una sua ragione d’essere. Chi vorrà, potrà mandare un bonifico a: A.R.K.A. Eventi Culturali, IBAN: IT19I0335967684510700283885, specificando nella causale “class action” oltre a nome, cognome e recapito. Chi vuole potrà scrivere in una frase anche per quale motivo lo fa. Le migliori frasi verranno riportate in un calendario che verrà spedito a tutti quelli che invieranno almeno 20 euro. La società civile degli sportivi può e deve riappropriarsi del calcio.

 

Uno dei fotogrammi tratto dalla trasmissione Report dove si vedono i due striscioni inaccettabili per qualunque sportivo e fatti entrare dal responsabile della sicurezza della Juventus in combutta con malavitosi del tifo organizzato bianconero, come si evince dalla puntata di Report





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