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25/06/2016

Brexit, un’opportunità per la Sardegna

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Di Vincenzo Di Dino

Editoriale

Giovedì 23 giugno, ma il risultato elettorale si è saputo solo la mattina del 24, il popolo del Regno Unito, nel suo complesso, ha votato per l’uscita del proprio paese dall’Unione Europea.

Quali conseguenze questo possa comportare sarà oggetto di studio dei prossimi anni o decenni.

L’unica reazione che si registra al momento è quella politica, soprattutto di parte populista, non solo in UK ma in diversi paesi europei e una forte fibrillazione nei mercati finanziari di tutto il mondo (ti pareva?).

Questo voto potrebbe far implodere l’Unione Europea ma più facilmente dopo trecento anni potrebbe significare la fine del Regno Unito perché Scozia e Irlanda del Nord si sono espresse largamente per restare in Europa e questo potrebbe dire chiedere e vincere il referendum per uscire dal Regno Unito. Il popolo, che si è recato alle urne (in rapporto di tre su quattro), si è espresso 52 a 48 in favore dell’uscita dall’Unione. Ma uno studio interessante propone l’analisi del voto (clicca qui!) e si scopre che i giovani fino ai 50 anni, hanno votato favorevolmente all’Europa mentre gli anziani, notoriamente più egoisti e rincoglioniti (mi scuserete per aver usato un termine forte come “egoisti”) si sono schierati contro l’Europa in modo anacronistico e forse ricordando l’Impero britannico e i fasti di Elisabetta, I (prima), però!

Il Regno Unito non era un membro effettivo perché ha utilizzato spesso la clausola “opting in/opting out”. Ad esempio non era nell’area Euro e usava ancora la propria moneta nazionale (Sterlina inglese/Pound).

Il Regno Unito ha cercato di frenare da sempre l’integrazione europea, forse perché i partners europei (storicamente combattuti) non erano succubi come quelli del Commonwealth (i cui popoli sono tutti sudditi della Regina).

Ha però usufruito di grandi agevolazioni che dovrà ora restituire e comunque rinunciare ad avere.

Combattuta tra il suo ex impero, le sue ex colonie (americane) e il Canale della Manica (che per loro è English Channel), il Regno Unito non si è mai affezionato troppo all’Unione Europea.

Bene fa l’amico europeista (e federalista) Roberto Castaldi professore universitario a scrivere così: (Clicca qui!) la sua analisi è chiara. Questa è l’occasione per gli altri Stati di stringere i tempi sull’Unione politica dell’Europa. Il “vecchio continente” non può presentarsi diviso in un mondo globalizzato dove Stati continentali come USA, Cina, India, Brasile, Russia, che già premono e condizionano l’Unione Europea in tutte le politiche (economiche, finanziarie, sociali, militari), decidono la linea d’azione e l’Unione segue. Senza l’UK o altri Stati, l’Europa avrà un peso sempre più scarso nel mondo con gravi conseguenze per tutti. L’Unione federale dell’Europa potrebbe invece continuare ad essere un faro per tutto il mondo dal punto di vista dei diritti dei lavoratori, delle conquiste sociali, del benessere, delle questioni di genere, delle minoranze, della democrazia.

E’ un peccato che lo scontro tra Remain e Leave abbia portato, per mani di un pazzo nazionalista fascista e nazista, alla morte della giovane parlamentare laburista Jo Cox che si batteva contro Brexit e a favore di tante battaglie progressiste (Clicca qui!) .

Anche la posizione della Verde europea Monica Frassoni sulla Brexit è molto chiara e plaude a quanti si sono schierati a favore del Remain e chiede a tutti di cambiare questa Europa (Clicca qui!) .

Cosa cambia per l’UK? Molto. Cosa cambia per l’UE? Poco (anche se alcune cose resteranno dei misteri come il fatto di usare nell’Europa continentale la lingua, inglese, di uno stato che non è in UE)… E per la Sardegna, cosa cambia? Se mi passate una battuta… niente: ci hanno già tolto gli aerei per Londra!

In realtà qualcosa potrebbe cambiare (e non mi riferisco al separatismo sardo dall’angusto stato savoiardo-piemontese assurto a stato nazionale, Italia appunto, con l’unità dei Vittorio Emanuele, Garibaldi e Mazzini studiata a scuola. Per saperne di più, rimando alla pagina facebook (Clicca qui! ). Potremmo chiedere che una delle Agenzie europee che fino ad oggi stanziava in territorio britannico, venisse trasferita in Sardegna. Oltre a guadagnarne l’occupazione, verrebbero migliorati le infrastrutture e i trasporti, rilanciati l’agricoltura e il turismo. Cosa aspetta il nostro presidente Pigliaru? Chieda subito, anche per rifarsi degli sgarbi subiti compresi quelli del G7, di ottenere in suolo sardo l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) (Clicca qui!) , chiedere l’Autorità bancaria europea (EBA) sarebbe forse troppo…





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