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20/03/2018

QUATTRO MARZO, CHI HA VINTO E CHI HA PERSO. CHE MAGGIORANZA DOBBIAMO ASPETTARCI E PERCHÈ. UNA POSSIBILE SOLUZIONE PER IL GOVERNO

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Di Vincenzo Di Dino

Editoriale

C’erano una volta le elezioni dove si stava giorni a parlare di incrementi e decrementi da zero virgola e avevano vinto tutti… Il 4 marzo sono usciti sconfitti Renzi e Berlusconi, Autodeterminatzione e Liberi e Uguali, vittoria di Pirro della Bonino, vanno all’incasso Lega e Movimento 5 Stelle. Pino Aprile: il Sud ha votato M5S perché si è rotto le palle. Una possibile soluzione. La palla al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

A due settimane dal voto, è chiaro a tutti, anche agli sconfitti, chi ha vinto e chi ha perso. Un po’ ovunque escono ridimensionati il Partito Democratico, Liberi e Uguali e Forza Italia. Spariscono i partiti piccolissimi (la legge elettorale non invoglia certo a votarli). In Sardegna non si afferma Autodeterminatzione. Vincono il Movimento 5 Stelle come partito e il centrodestra come coalizione con un vantaggio relativo della Lega (più accentuato nelle regioni del Nord che del Sud). Una analisi del voto interessante l’ha svolta Vito Biolchini nel suo blog e trovate il link qui 

La compagine dei parlamentari sardi (che ha perso un seggio rispetto alle votazioni precedenti a causa della demografia) la trovate nell’articolo di Sardegna Post in questo link 

Tra le analisi del voto che in tanti hanno fatto e che plasticamente si vede nell’accostamento tra il voto del 4 marzo e la cartina suggestiva dell’Italia preunitaria ben sintetizzata nell’articolo  mi piace sottolineare quanto detto nel programma tv Nemo dall’amico giornalista Pino Aprile, più volte ospite a Cagliari al Festival Letterario San Bartolomeo, e che ha pure scritto nell’articolo di cui al link seguente che mi trova molto d’accordo: cioè che il Sud, Sardegna compresa, ha votato in massa per il Movimento 5 Stelle perché ne ha avuto abbastanza (Pino lo dice in modo più… schietto) di promesse, litigi, incapacità e corruzione. Del resto i maligni hanno messo in relazione i livelli di disoccupazione, coincidenti col voto al M5S sia in termini geografici che di percentuale, con la promessa del “reddito di cittadinanza”. E che ci sarebbe di male se questo volesse significare il malessere della popolazione del Sud che ha sempre subito le scelte nordcentriche dei governi dall’Unità d’Italia a Renzi, passando per fascismo e berlusconismo?

Già, il “reddito di cittadinanza”. Luigi Di Maio, presidente del Consiglio dei ministri indicato dal M5S, ha raffreddato gli animi, soprattutto dopo gli “scherzi” che hanno impazzato nella rete che volevano masse di cittadini richiedere i moduli ai CAF. Ha detto che serve prima la modifica dei centri per l’impiego e che quindi passeranno uno o due anni. Caro Di Maio, se riuscirai a formare il governo (i ministri li avevi pure già presentati), ti suggerirei di dar corso subito in via sperimentale, solo in Sardegna che vota per le regionali a febbraio 2019, al reddito di cittadinanza. Sia per il numero ristretto di aventi diritto che per area geografica circoscritta e controllabile anche negli effetti. La partenza del reddito di cittadinanza dimostrerebbe, non solo la volontà del M5S di applicare il programma elettorale, ma di testare la misura per poi, con modifiche o meno, estenderla a tutta Italia.

E veniamo alle dolenti note della formazione del governo, tanto sulla spartizione delle cariche parlamentari sono già a buon punto. Come evidenziato anche da Fabio Fazio all’indomani del voto, che ha invitato l’inossidabile Ciriaco De Mita a Che tempo che fa e potrete rivedere l’intervista qui? non ci sarebbero soluzioni alla formazione di un esecutivo in quanto nessuno ha la maggioranza sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica. Premesso che non ringrazieremo mai abbastanza Renzi e Berlusconi per aver votato nella precedente legislatura una legge elettorale poco prima delle votazioni che contrasta ancora una volta con quanto detto dalla Corte Costituzionale e che deliberatamente impedisce la formazione di una maggioranza, qualche soluzione ci sarebbe. Vero è che De Mita non l’ha voluta espressamente indicare. Consideriamo anche la posizione del segretario PD in via di dimissione al rallenty (sapere la data esatta, no?) e della sua maggioranza in Direzione che è più simile a quella dell’amante tradita (dal suo elettorato) o del bambino che porta via il pallone perché è suo e che vuole impedire che gli altri bimbi giochino se non alle sue condizioni. La soluzione che molti auspicano, come dimostra la raccolta di firme su change.org che potete leggere qui  e che vede vari intellettuali del centrosinistra e del M5S convergere, come si può vedere dall’appello di Pif su L’Espresso riportato in questo link  sarebbe quello di impedire alla destra, con problemi di eterogeneità (per quei due o tre che non ricordano il termine: eterogeneo /etero'd??neo/ agg. [dal gr. heterogen?s, comp. di hetero- "etero-" e del tema gen- "generare"]. - [che presenta al suo interno differenze formali o sostanziali: opinioni e.; gruppo e. di persone] ≈ composito, differenziato, disomogeneo, disparato, dissimile, diverso, variegato, vario) aggiungo io dovuti al ridimensionamento di Forza Italia, di trovare un accordo tra M5S e Pd (e centrosinistra). L’effetto sarebbe quello di restare in un sicuro alveo europeo, non creare shock finanziari ma potrebbe far schizzare il centrodestra alle prossime elezioni a discapito delle forze che facessero l’accordo. Un governo con tutti dentro somiglia più ad una ammucchiata e avrebbe la terribile conseguenza di aumentare la disaffezione dell’elettorato e far entrare in Parlamento i partitini di estrema destra alle prossime elezioni. Un governo M5S + Lega lo vedo in salita perché il M5S ha più volte ribadito che non fa inciuci e la Lega deve rispondere agli alleati di coalizione. E un governo tra M5S e Centrodestra, non solo non risponde al primo requisito del M5S ma sarebbe di difficile attuazione e rilancerebbe centrosinistra ed estrema destra alle prossime elezioni. Ma quindi l’unica è tornare a votare? Di nuovo? E nel frattempo resta Gentiloni in minoranza? Ma quando mai! Non solo significherebbe la morte del Partito Democratico ma in mancanza di una legge elettorale diversa non cambierebbe la sostanza del problema e non è detto che l’elettorato la prossima volta si esprima in modo più netto, anzi potrebbe andare al mare.

Quindi? Non c’è soluzione? Ne siete proprio sicuri?

Io una proposta al Presidente Mattarella (e ai principali attori in Parlamento) mi sentirei di farla. Attingendo dall’esperienza di Ciriaco De Mita, che secondo me non si è sentito di fare da Fazio perché le condizioni sono molto diverse dai tempi suoi e di Craxi. Ma soprattutto guardando ad Aldo Moro del quale ricorrono in questi giorni i 40 anni dal rapimento e uccisione della scorta (16 marzo 1978) e della morte (9 maggio 1978). In quel periodo, per gli interessi coincidenti di molti a livello locale e internazionale, brigatisti in primis, sono state bloccate la democrazia e la politica in Italia e per quarant’anni ne abbiamo pagato il prezzo.

In una situazione grave e apparentemente senza sbocchi, Aldo Moro propose ad Enrico Berlinguer, il primo, presidente della Democrazia Cristiana, partito di maggioranza relativa e il secondo, segretario del Partito Comunista Italiano, principale forza di opposizione, un accordo noto come “compromesso storico” per varare un governo di minoranza DC con l’astensione del PCI in un periodo che faticava a lasciarsi alle spalle la guerra fredda e che vedrà la caduta del muro di Berlino solo nel 1989.

Ora, mutatis mutandis (per i più pigri: “Fatti i debiti mutamenti”: espressione che si usa per sottolineare che bisogna tener conto dei cambiamenti intervenuti in alcuni particolari, modalità e circostanze di un fatto rispetto a uno analogo o sostanzialmente simile; fatte le dovute distinzioni), la possibile soluzione per rispettare le giuste aspettative dei parlamentari eletti che non credo abbiano voglia di andarsene prima dei cinque anni, per dare un governo in tempi rapidi che ci eviti problematiche con l’Europa o con la speculazione finanziaria, ma che soprattutto rispetti la volontà degli elettori e che sia subito operativo per risolvere i principali problemi del paese è solo uno. Mattarella permettendo, si capisce.

Se fossi nel presidente, dopo aver sentito tutti, convocherei Luigi Di Maio e Matteo Salvini e proporrei loro un accordo di legislatura o staffetta. I primi due anni e mezzo governa il M5S con Di Maio e la sua squadra già annunciata e l’astensione della Lega (e dell’eventuale centrodestra). I secondi due anni e mezzo, governa Matteo Salvini con la maggioranza di centrodestra e l’astensione del M5S. I vantaggi sarebbero tanti. I due leader potrebbero dimostrare a tutti coi fatti di avere una maturità di governo. Non verrebbero tradite le aspettative dei rispettivi elettorati, del M5S e del centrodestra. Le opposizioni avrebbero tutto il tempo di riprendersi dallo shock elettorale e di maturare posizioni comuni. Nel frattempo, potrebbero tutti pensare a una legge elettorale più rispettosa del dettato costituzionale… ma di questa vi parlerò una prossima volta.





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