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24/07/2018

Antica Casa Olla ospita : Artigiani in mostra 2018

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Dal 12/09/2018 Al 15/09/2018

Mostre

Torna a fine estate l'appuntamento dedicato al mondo dell'artigianato. Dal 12 al 15 settembre 2018, nell'antica Casa Olla di Quartu Sant'Elena tanti artigiani e tanti eventi coloreranno la via principale della città durante i giorni della festa della patrona Sant'Elena.

CIÒ CHE SPLENDE PIÙ DELLA GIADA
La storia della ceramica sarda parte dall'epoca preistorica,nuragica, e romana.
Dei periodi medioevale e rinascimentale restano poche tracce.
Il primo documento ufficiale è lo statuto del gremio dei figuli di Oristano del 1692.
Lo statuto documenta l'esistenza di una corporazione forte ma ferma, nelle tecniche produttive, a modelli medievali: si producevano esclusivamente stoviglie per un consumo popolare (l'estrecho de terra).
Nell'Ottocento il problema della ceramica sarda viene affrontato da Lamarmora, il quale decise di impiantare in Sardegna industrie ceramiche per sfruttare l'ottima argilla disponibile nell'isola nella creazione di pianelle, tegole, mattoni per un'edilizia in rapida espansione.
Il nuovo secolo sancirà la definitiva consacrazione della ceramica sarda a livello nazionale grazie a uomini come Francesco Ciusa e ai suoi allievi.

 

TAGLIENTE COME IL PENSIERO
La resolza o arresoja è il tipico coltello a serramanico sardo, i cui principali e più famosi centri di produzione sono Pattada (SS), Santu Lussurgiu (OR) e Arbus (SU).
Oltre alla "pattadese" (pattadesa), di rilievo è citare anche il modello "arburese" (arburesa), caratteristico per la sua forma panciuta a foglia larga. L'arburese fa parte della categoria dei coltelli cosiddetti monolitici. Il manico, spesso in corno di montone, viene ricavato da un monoblocco tagliato appositamente per l'alloggiamento della lama e solitamente impreziosito con sculture che spesso rappresentano la fauna sarda. Sa resolza era, e lo è tuttora, il tradizionale coltello sardo, e l'abilità e la maestria degli artigiani sardi hanno fatto sì che questa divenisse fonte di sostentamento e di celebrità non solo per coloro che la producono ma anche per i paesi stessi di produzione.

LA CAPITALE DEL SUGHERO
In Sardegna occupano una superficie totale di 90 mila ettari che da sola fornisce 180 mila quintali di sughero l’anno, i due terzi della produzione nazionale.
Coltivare sughero non è semplice, richiede pazienza e attenzione: per avere una produzione abbondante e di buona qualità le piante devono aver raggiunto almeno i 10 anni di età. Se vengono scorticate prima per vendere il prodotto, deperiscono rapidamente. Quando la pianta ha raggiunto il giusto grado di sviluppo, si effettua la demaschiatura, cioè l’asportazione del sughero maschio o sugherone di qualità scadente. A questo punto la pianta incomincia a produrre il sughero migliore (femmina o gentile), che s’ispessisce sempre più e viene asportato dopo nove anni almeno. 
La raccolta del sughero occupa operai fissi e altri stagionali. A Tempio Pausania c’è dal 1952 una stazione sperimentale che studia gli aspetti biologici (l’albero e le sue malattie) e gli aspetti tecnologici della coltivazione del sughero (impiego del prodotto e dei suoi derivati).
Il sughero viene utilizzato per la fabbricazione di turaccioli, galleggianti, rivestimenti isolanti e linoleum. Dalla lavorazione di un quintale di sughero si ricavano 10 mila turaccioli, che sono tanto migliori quanto migliore è la qualità della materia prima.

 




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