CORSI DI ICONOGRAFIA DELL'ACCADEMIA "SANTU JACU" z ';
08/12/2017

CORSI DI ICONOGRAFIA DELL'ACCADEMIA "SANTU JACU"

153

Di Pierluigi Mura

Dal 08/12/2017 Al 31/12/2017

Corsi

Sono iniziati, in tre sedi diverse, rispettivamente a Mandas, Ghilarza (ogni prima domenica del mese) a San Pietro di Sorres (Borutta – ogni terza domenica del mese) i corsi di iconografia organizzati dall'Accademia Santu Jacu.

L'iconografia è una disciplina molto antica, con tecniche pittoriche quali la tempera a uovo o l'encausto datate di alcune migliaia di anni. Oggigiorno, pensando alle icone, si è portati a pensare alla chiesa ortodossa, ma in realtà l'iconografia riguardava anche la Chiesa Cattolica. Possiamo dire anzi che il primo millennio cristiano abbia avuto un linguaggio iconografico in tutto il mondo cristiano. C'è da dire che molte delle icone risalenti a questo periodo sono andate distrutte a motivo delle lotte tra gli iconoduli (che sostenevano la visione dei Padri della Chiesa riguardo al culto delle immagini) e gli iconoclasti, che vi ravvisavano una forma di idolatria e ne auspicavano la distruzione. In particolare si distinse da parte iconoclasta, l'imperatore Leone l'Isaurico per la violenza della persecuzione nei confronti degli iconografi, per lo più monaci specializzati nel dipinto delle icone. Possiamo dire che l'eresia iconoclasta abbia influenzato anche il coevo Islam, che nasceva in nei secoli in cui la disputa era diventata più aspra, per il divieto assoluto della rappresentazione delle immagini umane.

Dopo la separazione della Chiesa Latina dalla Chiesa Ortodossa, l'iconografia in occidente fu lentamente dimenticata pur avendo fondato le basi dell'arte italiana ( ad esempio, lo stesso Cimabue rimane ancora fortemente influenzato dall'arte iconografica e dai suoi canoni compositivi), inoltre nel periodo della caduta di Costantinopoli (1453) molti iconografi, scapparono a Firenze e influenzarono con il loro prezioso apporto tecnico le correnti artistiche della penisola. L'Oriente rimase depositario del perpetuarsi della tradizione, ed espresse figure di iconografi di primaria grandezza, quali Manuel Panselinos (a cavallo tra il XIII e Il XIV secolo) detto “Il Giotto dei Balcani” o Andrei Rublev, (1360 circa-1430). Questi forse può essere considerato il più grande maestro iconografo mai esistito, venerato anche come santo dalla Chiesa Ortodossa, cui si devono, tra gli altri la famosissima icona della Trinità e quella, non meno famosa della Vergine della Tenerezza, protettrice di Mosca e veneratissima dal popolo russo.

Si dice che l'icona, prima che essere dipinta, sia scritta: niente è lasciato alla fantasia o all'immaginazione: si parla di “canone dell'icona” per indicare le caratteristiche che l'iconografo è chiamato a rispettare perché l'immagine possa essere oggetto di culto. Nell'Icona non ci sono ombre, poiché si immagina trattarsi di corpi risorti (del Signore, dei santi nella vita futura) per cui non può esserci nessun retaggio di peccato. Anche i personaggi delle icone non possono essere tratteggiati a discrezione dell'iconografo, ma seguono regole precise. A partire dalle Icone Acheropite (cioè non dipinte da mani d'uomo), in memoria della guarigione del re di Edessa Abgar, ottenutagli dall'effigie impressa dallo stesso Salvatore su un lino. Il manto della Vergine per esempio deve essere rigorosamente il Maphorion e ha sul capo e sulle spalle tre stelle, simbolo della perpetua verginità di Maria. Il colore rosso porpora veniva usato dalle donne siriache promesse spose, ma ancora vergini.

Il cammino di formazione di un iconografo possiamo dire che non abbia mai fine, per cui la l'accademia di Santu Jacu ha preferito non indicare un termine, ma si presenta come formazione permanente. Oltre ad essere un percorso artistico è innanzitutto un cammino di fede.

Per chi fosse interessato a informazioni ulteriori cell:3892416642





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